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Censimento delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria

Progetto realizzato con il sostegno della
Fondazione della Cassa di Risparmio di Perugia
Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia

Indice:

Introduzione  
Il catalogo delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria
Obiettivi della ricerca  
Il sito web
Le fonti  
Riferimenti bibliografici
La ricerca storica  
Il progetto AVI  

Introduzione:

Il Progetto di Censimento delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria ha avuto come obiettivo l’approfondimento delle conoscenze storiche relative ad eventi geo-idrologici verificatisi nel territorio umbro e la messa a punto di una metodologia per la catalogazione e l’organizzazione dell’informazione storica censita.
Il riconoscimento, anche istituzionale*, del ruolo che l’informazione storica può avere nell’individuazione e nella definizione del rischio geologico (da frana) ed idraulico (da inondazione) rende utile anche a fini applicativi la ricerca di informazioni storiche sulle località colpite da frane ed inondazioni, e sull’estensione e la tipologia dei danni da loro prodotti. Le testimonianze storiche rappresentano dati sperimentali utili a migliorare le conoscenze sugli effetti prodotti da eventi geo-idrologici catastrofici. In questo contesto, le testimonianze storiche permettono, attraverso la ricostruzione di serie storiche, di analizzare i cambiamenti nella frequenza e nell’intensità degli eventi catastrofici, e dei danni economici ed alla popolazione da loro prodotti.
Il censimento degli eventi storici di frana e di inondazione rappresenta una fonte d’informazioni utile per una migliore definizione delle condizioni di pericolosità e di rischio da frana e da inondazione in Umbria. Le caratteristiche di ripetitività temporale e spaziale tipiche degli eventi di frana e d’inondazione, fanno ritenere che una percentuale consistente degli eventi che potranno verificarsi in futuro si riproporranno con caratteristiche simili a quelle di eventi verificatisi nel passato. Disporre di una memoria storica organizzata relativa ad eventi di frana e di inondazione storici può pertanto contribuire alla definizione della pericolosità e del rischio geo-idrologico, può consentire una migliore pianificazione territoriale, e può far aumentare la consapevolezza della popolazione rispetto agli eventi geo-idrologici ed ai lori effetti potenzialmente calamitosi.

*Si veda a questo proposito la Legge 267 del 3 agosto 1998.

Obiettivi della ricerca:

Gli obiettivi della ricerca sono stati quelli di colmare la lacuna esistente di informazioni storiche organizzate relative a frane ed inondazioni in Umbria, con particolare riferimento al periodo antecedente il 1920, e di catalogare ed organizzare l’informazione storica censita. Tali obiettivi sono stati conseguiti:
Acquisendo ed organizzando nuove informazioni storiche relative ad eventi di frana e di inondazione avvenuti in Umbria;
Integrando le nuove informazioni storiche acquisite con le informazioni già disponibili nell’archivio del Censimento delle aree italiane colpite da frane e da inondazioni in Italia (Progetto AVI, del CNR GNDCI, http://sici.irpi.cnr.it);
Organizzando tutte le informazioni disponibili relative a frane ed inondazioni in Umbria in un unico archivio digitale ed in un catalogo delle località colpite; e
Realizzando questo specifico sito web per la consultazione e la diffusione dell’informazione storica raccolta. Il sito è raggiungibile all’indirizzo internet http://sici.irpi.cnr.it/umbria.htm.

Le fonti:

Nella ricerca storica, fondamentale è il reperimento e la selezione critica delle fonti. Per la ricerca sono state selezionate diverse tipologie di fonte, fra le quali fonti periodiche o monografiche, fonti manoscritte od a stampa, e fonti edite od inedite. Le fonti consultate sono conservate presso: (i) l’Archivio di Stato di Perugia; (ii) l’Archivio di Stato di Terni; (iii) l’Archivio Comunale di Todi; (iv) la Biblioteca Comunale Augusta di Perugia; (v) l’Emeroteca Digitale della Biblioteca Comunale Augusta di Perugia e (vi) la Biblioteca Comunale di Terni.
La Tabella n. 1 riassume il numero di informazioni relative ad eventi di frana, d’inondazione e di altre tipologie di evento reperite da ciascuna tipologia di fonte. Va ricordato che la stessa fonte, ed anche la stessa notizia, può fare riferimento a più eventi avvenuti nello stesso luogo in tempi diversi o nello stesso periodo in località differenti. Allo stesso modo, più fonti ed anche più notizie possono fare riferimento ad una stessa località colpita, o ad uno stesso evento di frana o d’inondazione.

Materiale d’archivio
La consultazione dei diversi fondi disponibili presso gli archivi citati ha permesso di reperire un gran numero di informazioni storiche relative a frane ed a inondazioni in Umbria. Nonostante le difficoltà di lettura, dovute alla grafia degli autori ed alle cattive condizioni di conservazione di alcuni documenti, la disamina di circa quattrocento buste contenenti alcune migliaia di carte, ha portato al reperimento ed all’organizzazione di 1674 notizie di evento, di cui 630 relative a frane e 840 relative a fenomeni di inondazione, nel periodo compreso tra l’anno 860 e l’anno 1991 (per un periodo complessivo di 1102 anni). I fondi rivelatisi più ricchi di informazioni utili alla ricerca sono stati: (i) i fondi del Genio Civile conservati presso gli Archivi di Stato di Perugia e di Terni (per gli anni dal 1797 al 1949), e (ii) il fondo della Prefettura dell’Umbria, conservato presso la sede dell’Archivio di Stato di Perugia (per gli anni dal 1860 al 1985). Dai fondi del Genio Civile sono state reperite 205 notizie d’evento relative ad inondazioni e 110 relative a frane, nel periodo compreso fra il 1808 ed il 1946 (139 anni). L’analisi del fondo della Prefettura dell’Umbria ha permesso di raccogliere 322 notizie relative ad inondazioni e 88 notizie relative a movimenti franosi, nel periodo compreso fra il 1829 ed il 1951 (123 anni).

Materiale bibliografico
Il materiale bibliografico consultato è rappresentato nel suo complesso da: (i) volumi manoscritti, (ii) inediti, (iii) periodici, e (iv) monografie.
La lettura di dodici volumi manoscritti redatti da Giuseppe Fabretti e risalenti al XIX secolo si è rivelata particolarmente importante per la ricerca. Nei volumi, veri e propri diari che raccontano vicende inerenti la vita dell’autore, sono riportate con dovizia di particolari numerose notizie relative ad eventi di frana e di inondazione di cui lo scrivente era stato testimone diretto, o dei quali era venuto a conoscenza da altri leggendo memorie, diari, testimonianze ed altre opere. Uno di questi manoscritti, le “Memorie dei Paesi Appodiati a Deruta”, dà notizia dell’evento più antico contenuto nel censimento; si tratta di un’inondazione del Fiume Tevere avvenuta nel territorio di Deruta nell’anno 860.
Per quanto concerne gli inediti, particolare rilevanza ha avuto la lettura della Tesi di Laurea di Katia Pisco (1995), dalla quale sono state reperite informazioni relative ad un evento di frana ed a 14 eventi di inondazione provocati dal Fiume Tevere e dal Torrente Arnata, e occorsi nell’area di Todi fra il XIV ed il XVIII secolo.
Durante la consultazione dei periodici, particolare attenzione è stata posta all’analisi delle testate di interesse locale, rispetto alle testate sovra-regionali o nazionali. La scelta è stata motivata dall’esperienza maturata da altre ricerche storiche condotte in Italia, e mirate al reperimento di informazioni storiche sui fenomeni naturali e i loro effetti. Tali ricerche hanno dimostrato come le notizie relative a calamità naturali, e specificatamente quelle riguardanti frane ed inondazioni di minore intensità, siano reperibili con maggior frequenza e dovizia di informazioni nella cronaca locale, più interessata di quella nazionale a riportare notizie relative ad eventi locali. Nel caso di questa ricerca, sebbene si sia provveduto ad effettuare un’indagine preliminare mirata ad individuare quali fra le testate pubblicate in Umbria, ed elencate nel catalogo dei periodici della Biblioteca Comunale Augusta di Perugia, fosse potenzialmente “più sensibile” ai fenomeni di dissesto del territorio, la lettura sistematica di 15 testate locali (cfr. l’elenco delle fonti consultate, pag. 275), che per altro ha richiesto tempi molto lunghi, ha permesso di raccogliere un numero limitato di notizie. Le informazioni raccolte dalle testate locali si sono rivelate limitate sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo. Sono stati raccolti pochi articoli con informazioni utili alla ricerca, e dai pochi articoli raccolti sono emerse informazioni generalmente poco significative. Questo potrebbe essere dovuto ad una errata selezione delle testate consultate. Considerato tuttavia il fatto che le calamità naturali erano considerate vere e proprie punizioni divine, è improbabile che le stesse non fossero riportate per mancanza d’interesse o d’attenzione. È più plausibile pensare che fosse operata – in modo consapevole o meno – una sorta di selezione (od una censura) delle informazioni da pubblicare, privilegiando quelle connesse ad episodi di eroismo o di generosità degna di menzione ed elogio. Ne è un esempio l’articolo pubblicato nella Gazzetta Universale del 23 Agosto 1834, relativo ad un evento di piena verificatosi lungo il corso del Fiume Topino il 22 Agosto dello stesso anno, e riportato nella Figura 1.
Più fruttuose si sono rivelate le cronache, redatte a partire dal XIV secolo, trascritte e pubblicate da studiosi diversi (fra questi Ariodante Fabretti, Ettore Ricci, Mario Roncetti) nel corso del XIX e del XX secolo. Dall’esame delle cronache sono emerse molte delle notizie relative ad eventi, soprattutto d’inondazione, antecedenti il XX secolo e che hanno provocato vittime fra la popolazione dell’Umbria.
Per quanto riguarda il materiale a stampa, sono stati consultati oltre 40 volumi monografici, pubblicati a partire dal XVI secolo e fino ai giorni nostri. Si tratta di testi di storia locale, di pubblicazioni scientifiche, di studi e saggi la cui lettura ha permesso di reperire diverse notizie di evento, e – fatto importante per la ricerca – di inquadrare lo stato e l’evoluzione dei luoghi dal punto di vista geografico e sociale, e di ricostruire l’evoluzione temporale delle opere di regimazione e bonifica effettuate.

Figura 1. Articolo tratto dalla Gazzetta Universale del 23 Agosto 1834 e relativo ad un evento di piena verificatosi lungo il corso del Fiume Topino il 22 Agosto dello stesso anno.


Altro materiale
Per quanto concerne le altre fonti, particolare rilevanza ha rivestito il CD-rom curato da Endro Martini, della Regione dell’Umbria, e da Claudio Margottini, dell’ENEA, e relativo alle indagini storiche effettuate per il consolidamento della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi. Il CD-rom rappresenta una delle poche opere consultate specificatamente dedicata al tema oggetto della ricerca. La fonte si è rivelata una delle più accurate e ricche d’informazioni, grazie soprattutto alla mole di materiale e di documenti citati, frutto in particolare dell’indagine svolta da Adriano Ruggeri. Il CD-rom ha rappresentato una risorsa importante sia per il numero di eventi dei quali ha fornito notizia, soprattutto di frana, sia per l’abbondanza ed il dettaglio delle informazioni relative ad ogni singolo dissesto.
Per quanto riguarda la zona di Orvieto, sono state inoltre consultate copie di documenti dell’Archivio della Regione dell’Umbria disponibili presso la sede del CNR IRPI di Perugia. Si tratta di relazioni di sopralluogo, relazioni tecniche e verbali relativi a movimenti franosi avvenuti nella seconda metà del XX secolo.


Tabella 1. Fonti consultate e numero di informazioni relative ad eventi di frana, di inondazione e di altre tipologie di evento raccolte da ciascuna fonte. Tra parentesi è indicato il numero degli eventi censiti da ciascuna fonte.
Archivio di Stato di Perugia
Frane
Inondazioni
Altro
Totale
Fondo del Genio Civile
109 (86)
199 (173)
6 (6)
314 (265)
Fondo della Prefettura dell’Umbria
88 (61)
322 (264)
48 (27)
458 (352)
Fondo della Delegazione Apostolica
-
48 (46)
-
48 (46)
Fondo dell’Archivio Storico del Comune di Perugia
17 (12)
5 (5)
1 (1)
23 (18)
Fondo dell’Ingegnere Capo della Delegazione di Spoleto e Rieti
2 (2)
6 (6)
-
8 (8)
Totale
216 (161)
580 (494)
55 (34)
         
Archivio di Stato di Terni
Frane
Inondazioni
Altro
Totale
Fondo del Genio Civile
1 (1)
6 (6)
-
7 (7)
Fondo dell’Archivio Storico del Comune di Terni, 1° vers.
2 (2)
30 (16)
-
32 (18)
Fondo dell’Archivio Storico del Comune di Terni, 2° vers.
20 (14)
52 (33)
5 (4)
77 (51)
Totale
23 (17)
88 (55)
5 (4)
         
Archivio Storico del Comune di Todi
Frane
Inondazioni
Altro
Totale
Fondo dell’Archivio Storico del Comune di Todi
30 (26)
10 (10)
8 (8)
48 (44)
         
Altre fonti
Frane
Inondazioni
Altro
Totale
Manoscritti
4 (4)
52 (48)
1 (1)
57 (43)
Tesi di laurea inedita
1 (1)
14 (14)
-
15 (15)
Monografie
11 (11)
59 (59)
5 (5)
75 (75)
Periodici
18 (18)
16 (16)
-
34 (34)
Cronache
1 (1)
11 (11)
5 (5)
17 (17)
CD-Rom edito da ENEA e Regione dell’Umbria
315 (315)
10 (10)
48 (48)
373 (373)
Documentazione CNR IRPI, Perugia
11 (11)
-
30 (15)
41 (41)
Totale
361 (316)
162 (158)
89 (74)
-
 
Tutte le fonti
Frane
Inondazioni
Altro
Totale
Totale
630 (520)
840 (717)
157 (120)
1627 (1357)


La ricerca storica:

Il reperimento e l’organizzazione dell’informazione storica ha costituito la parte più impegnativa della ricerca, e quella che ha richiesto i tempi più lunghi. In questa fase, la maggior difficoltà è stata quella di selezionare i documenti rilevanti fra tutti quelli conservati presso gli archivi. Di preferenza la selezione della documentazione è avvenuta attraverso la consultazione degli inventari esistenti per ciascun fondo. Non tutti i fondi tra quelli consultati dispongono però di un inventario dettagliato. Non sempre quindi si è potuta scegliere la documentazione da esaminare. Quando ciò non è stato possibile, tutto il materiale del fondo è stato consultato, senza distinzione. Ciò ha richiesto tempi lunghi e non sempre la scelta si è dimostrata vantaggiosa.
Oltre alle problematiche inerenti la selezione delle fonti, durante la lettura dei documenti la grafia e le correzioni presenti nelle carte, in massima parte minute, hanno reso difficile la loro comprensione. Alcuni documenti consultati non erano firmati o datati. Ad altri mancavano mappe originariamente allegate. Tutto ciò ha complicato l’interpretazione delle fonti, e spesso ha impedito la corretta determinazione della data, della localizzazione o della tipologia dell’evento.
In linea di massima, anche per facilitare l’interpretazione, si è deciso di acquisire copia di tutto il materiale documentale rilevante ai fini della ricerca reperito presso i diversi fondi. Dove possibile, l’intero documento è stato fotocopiato o fotografato e successivamente stampato. In alternativa, le parti più interessanti di ciascun documento sono state trascritte fedelmente.
Per organizzare e catalogare le notizie censite si è adottata una suddivisione geografica e temporale. Le notizie sono state raccolte per comune, ed all’interno di uno stesso comune sono state ordinate per data o periodo. Ciò ha, tra l’altro, permesso di individuare ed unire le notizie relative allo stesso evento provenienti da diverse fonti.
A partire dall’archivio dei documenti cartacei si è quindi provveduto a compilare un archivio digitale. In tale archivio sono state raccolte tutte le notizie relative ad eventi di frana, d’inondazione e di altre tipologie di evento ricavate dalla lettura delle fonti, selezionate in base a criteri di attendibilità, di certezza nella localizzazione della località colpita, e definizione della tipologia di evento. Quando persistevano dubbi, o quando una notizia forniva informazioni in contrasto con quelle desunte da altre fonti, se ne è controllata la veridicità o la credibilità. Le notizie incerte od ottenute da fonti ritenute inaffidabili non sono state incluse nell’archivio digitale.
L’archivio digitale degli eventi storici contiene 1378 record, di cui 507 relativi ad eventi di frana, 681 ad eventi di inondazione, 70 a segnalazioni di dissesto in atto, e 120 ad altre tipologie di evento. Fra queste ultime si an-noverano le piogge intense, i crolli di cavità scavate nel tufo ad Orvieto, i dissesti degli antichi condotti di scolo o di raccolta delle acque a Todi, i cedimenti strutturali, e le frane avvenute in cava od in cantiere. Gli eventi di frana censiti si sono verificati tra il 1139 ed il 1991 (307 eventi fra il 1139 ed il 1900, e 200 eventi fra il 1901 ed il 1990), e gli eventi di inondazione fra l’anno 860 ed il 1951 (319 eventi fra l’860 ed il 1900, e 362 eventi fra il 1901 ed il 1951). Le segnalazioni di dissesto in atto sono tutte relative al comune di Todi, ottenute dalla lettura di relazioni di sopralluogo effettuate tra il Settecento e l’Ottocento apprezzati periti ed architetti del tempo. Le relazioni riguardano l’evoluzione di alcuni movimenti franosi del colle, e descrivono le cause ed i “rimedi” proposti (e in parte realizzati) per mitigare gli effetti dei movimenti franosi.
La Tabella n. 2 riassume, per differenti periodi, il numero di eventi di frana, d’inondazione e connessi ad altre tipologie di evento contenuti nell’archivio storico.

Tabella 2. Numero di eventi di frana, di inondazione e dovuti ad altre tipologie di evento censiti nell’archivio digitale.
Periodo
Frane
1139 – 1900 (762 anni)
307 (60,5%)
1901 – 1991 (91 anni)
200 (39,5%)
1139 – 1991 (853 anni)
507
   
Periodo
Inondazioni
860 – 1900 (1041 anni)
319 (46,8%)
1901 – 1951 (51 anni)
362 (53,2%)
860 – 1951 (1092 anni)
681
   
Periodo
Altro
1432 – 1900 (469 anni)
62 (51,7%)
1901 – 1993 (93 anni)
58 (48,3%)
1432 – 1993 (562 anni)
120

La Tabella n. 3 elenca il numero di eventi di frana e d’inondazione censiti in Umbria, nel periodo fra l’860 ed il 1991. Per la provincia di Perugia sono state reperite informazioni relative a 300 eventi di frana ed a 579 eventi d’inondazione.

Tabella 3. Numero di eventi di frana e d’inondazione censiti nei comuni dell’Umbria nel periodo compreso fra l’860 ed il 1991.
Comune
Frane
Inondazioni
Comune
Frane
Inondazioni
Acquasparta
-
-
Montefalco
-
4
Allerona
-
-
Monte Castello di Vibio
-
3
Alviano
-
-
Monte S.Maria Tiberina
-
-
Amelia
-
-
Montecastrilli
-
-
Arrone
-
5
Montefranco
-
3
Assisi
9
11
Montegabbione
-
3
Attigliano
-
-
Monteleone di Spoleto
-
1
Avigliano Umbro
2
-
Monteleone d'Orvieto
-
1
Baschi
1
-
Montone
-
-
Bastia
-
7
Narni
2
1
Bettona
-
4
Nocera Umbra
4
1
Bevagna
-
3
Norcia
-
3
Calvi dell'Umbria
-
-
Orvieto
171
3
Campello sul Clitunno
-
-
Otricoli
1
1
Cannara
-
16
Paciano
-
1
Cascia
2
7
Panicale
-
15
Castel Giorgio
-
-
Parrano
2
-
Castel Ritaldi
-
7
Passignano sul Trasimeno
1
-
Castel Viscardo
-
-
Penna in Teverina
-
-
Castiglione del Lago
-
15
Perugia
33
47
Cerreto di Spoleto
-
20
Piegaro
2
20
Citerna
-
3
Pietralunga
3
-
Città della Pieve
2
41
Poggiodomo
-
-
Città di Castello
-
10
Polino
-
-
Collazzone
4
7
Porano
-
-
Corciano
1
7
Preci
1
3
Costacciaro
-
1
San Gemini
-
-
Deruta
5
54
San Giustino
-
15
Fabro
-
9
San Venanzo
-
-
Ferentillo
1
9
Sant'Anatolia di Narco
1
4
Ficulle
-
3
Scheggia e Pascelupo
-
4
Foligno
22
25
Scheggino
-
2
Fossato di Vico
-
-
Sellano
-
3
Fratta Todina
1
7
Sigillo
-
-
Giano dell'Umbria
-
-
Spello
-
2
Giove
-
-
Spoleto
3
16
Gualdo Cattaneo
-
-
Stroncone
-
-
Gualdo Tadino
1
4
Terni
25
62
Guardea
1
1
Todi
177
25
Gubbio
12
7
Torgiano
-
17
Lisciano Niccone
1
26
Trevi
1
18
Lugnano in Teverina
-
-
Tuoro sul Trasimeno
-
1
Magione
1
4
Umbertide
1
17
Marsciano
-
38
Valfabbrica
5
9
Massa Martana
-
-
Vallo di Nera
1
6
Montecchio
-
-
Valtopina
4
1



Per la provincia di Terni sono state raccolte informazioni relative a 206 eventi di frana e 101 eventi d’inondazione (Figura n. 2).

Eventi di frana
Eventi di inondazione
Figura 2. Percentuale degli eventi di frana e di inondazione censiti nella provincia di Perugia (in grigio) e nella provincia di Terni (in bianco).

Per ogni evento censito, nell’archivio digitale sono indicate informazioni relative: (i) alla località colpita, (ii) alla data od al periodo dell’evento, (iii) alla tipologia ed alla dinamica evolutiva dell’evento, (iv) al meccanismo scatenante l’evento, (v) all’assetto geologico e morfologico dell’area colpita (solo per le frane), ed (vi) alla tipologia ed estensione del danno prodotto. Non tutte le fonti e non tutte le notizie hanno consentito di reperire informazioni complete. Quando ciò non è stato possibile alcuni campi dell’archivio digitale sono rimasti vuoti. Nella compilazione dell’archivio digitale particolare attenzione è stata posta nel trascrivere letteralmente le descrizioni date dalle fonti. Ad ogni località interessata da un evento di frana o di inondazione è stato attribuito un codice numerico univoco. Le località sono quindi state cartografate come punti a scala 1:25.000 utilizzando le Tavolette dell’IGMI.

Le coordinate dei punti sono state successivamente acquisite in formato digitale. In totale sono state cartografate 217 località interessate da frane e 361 località colpite da inondazioni. A titolo di esempio le Figure n. 3 e n. 4 mostrano la localizzazione geografica delle località colpite da frana rispettivamente negli abitati di Orvieto e Todi. In entrambe le carte, la topografia di riferimento è quella delle Tavolette IGMI utilizzate per la localizzazione dei siti colpiti.

Figura 3. Località colpite da frane ad Orvieto e nelle aree limitrofe nel periodo compreso
fra il 1139 ed il 1990.

Figura 4. Località colpite da frane a Todi e nelle aree limitrofe nel periodo compreso
fra il 1150 ed il 1991.

La localizzazione geografica delle località colpite da frana o da inondazione si è rivelata spesso difficile e non priva di incertezze. Le difficoltà sono state diverse. Alcuni nomi di luogo citati dalle fonti storiche non sono riportati nella cartografia moderna, perché in disuso o dimenticati, o perché sono stati modificati parzialmente o completamente nel corso del tempo. Per tentare di risolvere il problema si è fatto ricorso a cartografie di maggior dettaglio, quali le CTR della Regione dell’Umbria a scala 1:10.000 e alcune mappe catastali a scala 1:2.000. Utili si sono rivelati i saggi di toponomastica, che tuttavia sono disponibili solo per poche località umbre. Nelle fonti si fa a volte riferimento alle località colpite utilizzando locuzioni come “poco lontano da” o “prossimo a” che non permettono un’esatta – ed a volte neppure un’approssimata – collocazione geografica dell’evento. Altre fonti, come ad esempio le relazioni mensili dell’Ingegnere Capo del Genio Civile relative alla manutenzione di strade nazionali e provinciali, forniscono informazioni geografiche precise ma non facilmente localizzabili. Nei documenti si fa riferimento ad un chilometraggio stradale che non corrisponde a quello attuale. In alternativa le segnalazioni dei danni sono riferite al “Cantone”, ossia ad un tratto di strada assegnato alla sorveglianza di un cantoniere. Tali informazioni, pur essendo di notevole precisione geografica, sono difficilmente utilizzabili in mancanza di una documentazione che riporti il tracciato stradale del tempo o la suddivisione e numerazione dei cantoni.
Per tener conto delle imprecisioni connesse alla localizzazione geografica delle località colpite, ad ogni località è stato attribuito un livello d’incertezza nel posizionamento geografico.

Il progetto AVI:

Il Progetto AVI (Aree Vulnerate Italiane), commissionato nel 1989 dall’allora Ministro per il Coordinamento della Protezione Civile al Gruppo Nazionale per la Difesa dalle Catastrofi Idrogeologiche del CNR, ha avuto come obiettivo la realizzazione di un censimento delle aree storicamente colpite da eventi di inondazione e di frana in Italia (Guzzetti et alii, 1994). Il censimento, condotto a livello nazionale, ha riguardato inizialmente il periodo 1918-1991, ed è consistito nella raccolta di notizie inerenti frane ed inondazioni reperite attraverso la sistematica consultazione di varie fonti, fra le quali quotidiani locali e nazionali, elaborati tecnico-scientifici, rapporti d’evento ed interviste ad esperti e tecnici del settore. Durante successive fasi di verifica ed aggiornamento il periodo coperto dal censimento AVI è stato ampliato al 2001. I dati storici raccolti sono stati organizzati in un archivio cartaceo ed in un corrispondente archivio digitale che a tutt’oggi rappresentano la più ampia fonte di informazioni relative ad eventi geo-idrologici calamitosi occorsi in Italia nel corso del XX secolo.
A partire dal 1992, l’informazione censita nell’ambito del Progetto AVI è stata resa disponibile all’indirizzo Internet http://sici.irpi.cnr.it (Guzzetti e Tonelli, 2004). Nel 1996, Guzzetti et alii hanno pubblicato la prima edizione della “Carta delle aree colpite da movimenti franosi e da inondazioni” in Italia. La carta è stata aggiornata con nuove informazioni nel 1998 da Reichenbach et alii. Nel corso dello stesso anno, Cardinali et alii hanno pubblicato il primo “Catalogo delle informazioni sulle località italiane colpite da frane e da inondazioni”. Nel 2003, basandosi sull’archivio del Progetto AVI e su nuove informazioni raccolte, Salvati et alii hanno pubblicato la “Carta delle frane e delle inondazioni che hanno prodotto danni alla popolazione” in Italia.
In Umbria, il censimento realizzato dal Progetto AVI ha permesso di raccogliere 1482 notizie relative ad eventi di frana in 1286 località, e 1257 notizie relative ad inondazioni in 525 località, la maggior parte delle quali nel periodo compreso fra il 1920 ed il 2001.

Il catalogo delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria:

Le informazioni storiche raccolte nell’ambito della presente ricerca ed organizzate nell’archivio storico digitale sono state confrontate con le informazioni censite dal Progetto AVI in Umbria. Il confronto è avvenuto a livello di evento, considerando le località colpite e le date od i periodi d’occorrenza dei singoli eventi. L’operazione di confronto ed unione non è stata semplice. I due archivi (storico e del Progetto AVI) sono stati realizzati in epoche e contesti diversi, e con risorse umane e finanziarie differenti. La procedura utilizzata per l’individuazione e la mappatura delle località colpite è consistita nel verificare che una località fosse già presente nel catalogo prodotto nell’ambito del Progetto AVI, nel qual caso alla località sono state attribuite le coordinate geografiche ed il codice identificativo utilizzato nel catalogo AVI. Qualora la località non fosse già elencata nel catalogo AVI, alla stessa sono state assegnate nuove coordinate geografiche ed un nuovo codice identificativo.
Dopo aver individuato ed eliminato tutte le ridondanze, gli eventi censiti sono stati raccolti nel nuovo “Catalogo delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria”. Il catalogo elenca 1983 eventi di frana occorsi in 1327 località dal 1139 al 2001, e 1956 eventi di inondazione occorsi in 972 località dall’anno 860 al 2001 (Figura n. 5).

1327 località colpite da frane
972 località colpite da inondazioni
Figura 5. Percentuale delle località colpite da frane e da inondazioni censite nell’ambito dalla ricerca storica (in bianco) e nell’ambito Progetto AVI (in grigio) in Umbria, nel periodo compreso fra l’anno 860 ed il 2001.

Il nuovo catalogo sostituisce per l’Umbria il “Catalogo delle informazioni sulle località italiane colpite da frane e da inondazioni” redatto nell’ambito del Progetto AVI (Cardinali et alii, 1998; Reichenbach et alii, 1998).

Distribuzione geografica delle località colpite da frane ed inondazioni
Frane ed inondazioni sono fenomeni geomorfologici ed idrologici comuni in Umbria. Le Figure n. 6 e n. 7 mostrano la distribuzione geografica e l’abbondanza delle località colpite, rispettivamente da frane (Figura n. 6) e da inondazioni (Figura n. 7), nel periodo 860-2001. Nelle due Figure sono riportate la localizzazione, la distribuzione spaziale e l’abbondanza sia delle località censite nell’ambito del Progetto AVI (in grigio) sia di quelle individuate nell’ambito del nuovo censimento storico (in nero). L’analisi delle due mappe rivela come le fonti storiche abbiano fornito informazioni su di un numero ridotto di località colpite rispetto a quelle individuate dal censimento AVI. Ciò è in gran parte attribuibile alla minore completezza del censimento storico, ma anche in qualche misura all’incremento nel numero degli elementi vulnerabili a partire in particolare dalla metà del XX secolo. La Figura n. 6 mostra un raggruppamento delle nuove località colpite da frana in corrispondenza di centri abitati maggiori, ed in particolare a Perugia, Orvieto, Todi e Terni. Attribuiamo la concentrazione di località colpite da frane (e di notizie d’eventi di frana) in queste quattro aree alla tipologia ed alla collocazione delle fonti.

Figura 6. Località colpite da frane storiche in Umbria. Pallini neri: località censite nell’ambito della presente ricerca storica e relative al periodo 1139 - 1991. Pallini grigi: località censite nell’ambito del Progetto AVI e relative al periodo 1920 - 2001.

La Figura n. 7 mostra come la distribuzione e l’abbondanza delle località colpite da inondazioni censite dall’indagine storica riflettano bene la distribuzione e l’abbondanza delle località censite nell’ambito del Progetto AVI. La maggior parte delle nuove località individuate si trova lungo il Fiume Tevere ed i suoi principali affluenti in Umbria centrale (Fiumi Chiascio, Topino e Nestore), e lungo il Fiume Nera, in Umbria meridionale. La maggiore distribuzione geografica delle località colpite da inondazioni storiche rispetto a quelle colpite da frane evidenzia una maggiore attenzione delle fonti per i fenomeni d’inondazione, sicuramente più evidenti dal punto di vista geografico.

Figura 7. Località colpite da inondazioni storiche in Umbria. Triangoli neri: località censite nell’ambito della presente ricerca storica e relative al periodo 860 - 1951. Triangoli grigi, località censite nell’ambito del Progetto AVI e relative al periodo 1920 - 2001.

Sulla base delle informazioni storiche disponibili è possibile affermare che la maggior parte del territorio dell’Umbria è stato soggetto a fenomeni di dissesto geo-idrologico. Tutti i comuni della Regione, con la sola eccezione del Comune di Montecchio in provincia di Terni e del Comune di Sigillo in provincia di Perugia, sono stati interessati da fenomeni di frana o d’inondazione (Tabella n. 4).
La lettura della Tabella n. 4 rivela come siano sei i comuni per i quali si hanno oltre 100 notizie relative ad eventi di frana (Foligno, Gubbio, Orvieto, Perugia, Terni e Todi), e cinque i comuni per i quali si hanno oltre 100 notizie relative ad eventi di inondazione (Deruta, Mar-sciano, Perugia, Spoleto e Terni).

Tabella 4. Numero di eventi di frana e d’inondazione censiti nei comuni dell’Umbria nel periodo compreso fra l’860 e il 2001.
Comune
Frane
Inondazioni
Comune
Frane
Inondazioni
Acquasparta
9
5
Montefalco
8
22
Allerona
17
6
Monte Castello di Vibio
7
5
Alviano
15
12
Monte S.Maria Tiberina
14
1
Amelia
24
6
Montecastrilli
7
-
Arrone
8
24
Montefranco
8
-
Assisi
36
23
Montegabbione
3
3
Attigliano
1
20
Monteleone di Spoleto
1
3
Avigliano Umbro
7
-
Monteleone d'Orvieto
2
4
Baschi
14
5
Montone
20
6
Bastia
2
27
Narni
53
35
Bettona
6
8
Nocera Umbra
40
18
Bevagna
7
9
Norcia
10
8
Calvi dell'Umbria
8
-
Orvieto
208
41
Campello sul Clitunno
1
7
Otricoli
9
24
Cannara
2
26
Paciano
3
1
Cascia
9
15
Panicale
3
29
Castel Giorgio
1
-
Parrano
4
1
Castel Ritaldi
6
17
Passignano sul Trasimeno
7
-
Castel Viscardo
8
1
Penna in Teverina
1
1
Castiglione del Lago
4
19
Perugia
149
101
Cerreto di Spoleto
28
40
Piegaro
7
27
Citerna
5
18
Pietralunga
31
2
Città della Pieve
12
67
Poggiodomo
4
-
Città di Castello
53
89
Polino
2
1
Collazzone
30
56
Porano
1
-
Corciano
10
18
Preci
10
3
Costacciaro
7
1
San Gemini
10
-
Deruta
9
141
San Giustino
6
32
Fabro
7
21
San Venanzo
8
-
Ferentillo
10
35
Sant'Anatolia di Narco
9
14
Ficulle
7
6
Scheggia e Pascelupo
24
4
Foligno
107
65
Scheggino
7
12
Fossato di Vico
5
-
Sellano
7
3
Fratta Todina
2
16
Sigillo
-
-
Giano dell'Umbria
5
-
Spello
6
3
Giove
2
2
Spoleto
50
101
Gualdo Cattaneo
21
5
Stroncone
21
6
Gualdo Tadino
34
13
Terni
114
112
Guardea
7
2
Todi
236
79
Gubbio
106
14
Torgiano
8
74
Lisciano Niccone
6
26
Trevi
3
83
Lugnano in Teverina
3
2
Tuoro sul Trasimeno
3
3
Magione
14
9
Umbertide
24
43
Marsciano
13
112
Valfabbrica
26
11
Massa Martana
9
4
Vallo di Nera
23
10
Montecchio
-
-
Valtopina
15
4


Distribuzione temporale degli eventi di frana e di inondazione
Il Catalogo delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria consente un’analisi della distribuzione temporale degli eventi censiti. L’analisi mostra un chiaro aumento nel numero degli eventi di frana (Figura n. 8) e d’inondazione (Figura n. 9) con l’andare del tempo. L’incremento ha inizio nel corso del XVIII secolo, è più netto a partire dalla metà del XIX secolo, ed è ancor più evidente nel corso del XX secolo, ed in particolare a partire dal 1950. Analizzando l’andamento temporale del numero degli eventi si evidenzia come nel XVIII secolo siano ben 50 gli anni per i quali non si hanno notizie di frana o di inondazioni, la maggior parte dei quali prima del 1750. Nel XIX secolo sono solo 17 gli anni privi di notizie di evento, anni che si riducono a 7 nel XX secolo, tutti prima del 1922. L’aumento nel numero degli eventi censiti è dovuto in gran parte alla maggiore completezza dell’archivio ed in minor misura, come già detto, all’aumento del numero degli elementi vulnerabili. L’aumento degli elementi vulnerabili è legato all’incremento della popolazione, che è passata in Umbria da 442.000 abitanti nel 1861 ad oltre 825.000 abitanti nel 2001, ed al conseguente incremento nel numero e nell’estensione delle aree urbanizzate e delle infrastrutture. La completezza dell’archivio è legata alle fonti utilizzate ed al fatto che quelle più recenti riportano un maggior numero di informazioni rispetto a quelle più antiche. Le fonti selezionate per la ricerca storica, ed in particolare i fondi archivistici, coprono in prevalenza il periodo 1700 – 1900, periodo durante il quale si è evidenziato un crescente interesse, in particolare degli amministratori locali, a segnalare i “guasti” verificatisi a seguito di piogge intense o prolungate, di frane e di inondazioni. Nel Novecento, e più chiaramente a partire dalla seconda metà del secolo, anche le fonti periodiche, ed in particolare i quotidiani regionali, riportano numerose informazioni di eventi di dissesto, tanto da diventare la più importante ed a volte anche la più dettagliata fonte d’informazione sugli eventi di frana e d’inondazione occorsi in Umbria.


Figura 8. Distribuzione temporale degli eventi di frana in Umbria. Gli istogrammi mostrano il numero annuale di eventi di frana: (A) nel periodo 1130 – 1900, (B) nel periodo 1700 – 1900, e (C) nel periodo 1901 – 2001.

Figura 9. Distribuzione temporale degli eventi di inondazione in Umbria. Gli istogrammi mostrano il numero annuale degli eventi di inondazione: (A) nel periodo 860 - 1900, (B) nel periodo 1700 - 1900, e (C) nel periodo 1901 - 2001.

Alcuni dei picchi maggiori negli istogrammi riportati nelle Figure n. 8 e n. 9 sono il risultato di eventi geo-idrologici particolarmente estesi ed intensi, connessi a situazioni meteorologiche particolarmente severe che hanno prodotto frane ed inondazioni diffuse. Ne sono esempi gli eventi del settembre 1836 e dell’autunno 1937, che hanno provocato estese inondazioni.
Il confronto fra le distribuzioni temporali del numero degli eventi di frana (Figura n. 8) e d’inondazione (Figura n. 9) mostra come spesso non vi sia congruenza fra il numero delle notizie censite relative alle frane e quello relativo alle inondazioni. In generale, a seguito di eventi particolarmente intensi, le notizie relative ad inondazioni sono più numerose rispetto a quelle relative alle frane. Ad esempio, a seguito dell’evento del settembre 1836, le fonti riportano notizie relative a 32 località colpite da inondazioni ed a solo una località colpita da frana.
Vista l’estensione e la severità dell’evento, il numero delle località colpite da frane è stato certamente superiore. Anche a seguito dell’evento dell’autunno del 1937, probabilmente la maggior piena storica del Fiume Tevere in Umbria, le notizie di inondazione superano di gran lunga quelle di frana. Le notizie di evento relative a inondazioni sono 214, mentre quelle relative a frane sono solo 25. Attraverso l’analisi di fotografie aeree riprese nel 1941, è stato possibile accertare che le frane erano invece numerose ed estese.
La discrepanza fra il numero delle notizie di inondazione e di frana è dovuta a varie cause, fra le quali: (i) una maggior evidenza dei fenomeni d’inondazione (più estesi geograficamente) rispetto a quelli di frana (più puntuali e localizzati spesso in aree remote), (ii) un maggior interesse per i danni prodotti dalle inondazioni rispetto a quelli prodotti dalle frane, fatto questo che rivela una diversità nella tipologia dei danni, ed (iii) una viziosità delle fonti, maggiormente interessate a riportare danni arrecati alle strutture di pertinenza di Enti pubblici.


Completezza del catalogo
Definire la completezza di un catalogo o di una serie storica non è impresa facile. La mancanza di informazioni relative ad eventi di frana od inondazione in un determinato periodo storico può essere in effetti dovuta a varie cause, fra le quali la mancanza di notizie, una errata selezione delle fonti, o una reale scarsità o mancanza di eventi naturali, a sua volta dovuta ad esempio a condizioni climatiche, fisiografiche o ambientali differenti. Allo stesso modo, l’abbondanza di informazioni relative ad eventi geo-idrologici può essere dovuta sia alla disponibilità ed alla ricchezza di una particolare fonte storica, sia a condizioni climatiche od ambientali specifiche o temporanee. Un modo semplice per studiare, e stimare anche quantitativamente, il grado di completezza del catalogo storico delle località colpite da frane e da inondazioni in Umbria consiste nel preparare e nell’analizzare curve cumulate dell’andamento nel tempo del numero delle località colpite. La Figura n. 10 riporta, per il periodo 1700 – 2000, il numero cumulato degli eventi di frana (Figura n. 10A) e di inondazione (Figura n. 10B) in Umbria.

Figura 10. Numero cumulato di eventi di frana (A) e di inondazione (B) in Umbria nel periodo
1700 – 2000.

Nei grafici, la pendenza della curva indica la frequenza degli eventi. Un cambiamento di pendenza rivela un mu-tamento nella frequenza degli eventi censiti. Le curve mostrano un primo aumento significativo nella frequenza degli eventi a partire dalla fine del XVIII secolo, ed un secondo e più evidente incremento a partire dal 1950 circa. L’aumento della frequenza negli eventi censiti va attribuito soprattutto alla disponibilità, al numero ed alla ricchezza delle fonti utilizzate, che hanno influenzato la completezza del catalogo. Dopo il 1950, la frequenza degli eventi di inondazione resta costante (Figura n. 10B), mentre quella degli eventi di frana continua a crescere (Figura n. 10A). Ciò può forse essere ricondotto da un lato ad una maggiore completezza delle fonti (in gran parte testate giornalistiche locali) e dall’altra dall’aumento degli elementi esposti al rischio da frana.

Ripetitività degli eventi
La concomitante disponibilità di informazioni geografiche e temporali per la maggior parte degli eventi censiti nel catalogo permette di studiarne la ripetitività spaziale. La Figura n. 11 mostra il numero di località colpite da eventi di frana (Figura n. 11A) e di inondazione (Figura n. 11B), ordinate per numero di eventi di cui si ha notizia in ogni località.

Figura 11. Numero di località colpite da eventi di frana (A) e di inondazione (B) in Umbria nel periodo 860 – 2001. Le località sono ordinate in base al numero di eventi censiti, da alto (a sinistra) a basso (a destra).

Gli istogrammi confermano la diffusione geografica degli eventi di frana e di inondazione. In Umbria, in base alle notizie storiche reperite, vi sono almeno 1531 località colpite una o più volte da frane, ed almeno 1071 località colpite una o più volte da inondazioni. Ciò corrisponde ad una densità di località colpite pari a circa 0,18 siti a chilometro quadrato per le frane ed a circa 0,13 siti a chilometro quadrato per le inondazioni. Gli istogrammi rivelano come la maggior parte delle località interessate da frane e da inondazioni sia stata colpita occasionalmente, ossia solo una o due volte, e che il numero di località colpite ripetutamente è basso. Nel periodo 1139-2001 (863 anni), vi sono state 9 località colpite oltre 10 volte da frane, e nel periodo 860-2001 (1142 anni) vi sono state 17 località colpite almeno 10 volte da inondazioni. Gli istogrammi confermano anche la maggiore ripetitività spaziale degli eventi di inondazione rispetto a quelli di frana. Ciò è legato a ragioni morfologiche: le inondazioni avvengono prevalentemente lungo il reticolo idrografico, mentre le frane possono interessare tutto il territorio. La Figura n. 12 è simile alla precedente, e riporta il numero delle località colpite da eventi di frana nei comuni di Todi (Figura n. 12A) e di Orvieto (Figura n. 12B), ordinate in base al numero di eventi occorsi in ogni località.

Figura 12. Numero di località colpite da eventi di frana: (A) nel comune di Todi nel periodo 1150 - 2001, (B) nel comune di Orvieto nel periodo 1139 - 2001. Le località sono ordinate in base al numero di eventi censiti da alto (a sinistra) a basso (a destra).

Gli istogrammi confermano la notevole distribuzione spaziale degli eventi di frana già osservata a scala re-gionale. I due comuni presentano un gran numero di località colpite da eventi franosi (118 località a Todi dal 1150 al 2001 (852 anni), e 137 località ad Orvieto dal 1139 al 2001 (863 anni)), ma il numero di località colpite ripetutamente è relativamente basso (9 località a Todi e 11 località ad Orvieto colpite 5 o più volte). A parità di altre condizioni, e non considerando eventuali interventi di sistemazione recenti, tali località sono da considerarsi potenzialmente a maggior rischio da frana.

Analisi stagionale
Per la maggior parte degli eventi di frana e di inondazione elencati nel catalogo storico sono disponibili informazioni sul giorno, o quantomeno sul mese, d’occorrenza. Ciò consente un’analisi delle condizioni stagionali più propense al verificarsi di eventi di frana e di inondazione in Umbria.
Per quanto riguarda le frane, l’istogramma relativo al periodo antecedente il 1900 (Figura n. 13A) presenta due massimi sostanzialmente equivalenti nella frequenza degli eventi di dissesto: il primo ad ottobre-novembre ed il secondo a marzo. Interessante è il dato di luglio, dovuto in prevalenza ad eventi verificatisi a Todi ed Orvieto. Nel periodo successivo al 1900 (Figure n. 13C), la frequenza degli eventi di frana presenta sempre una distribuzione bimodale, ma più distribuita nel tempo; la frequenza massima si ha a febbraio, ed un periodo di massimo relativo è presente a dicembre.
Per quanto riguarda le inondazioni, la distribuzione degli eventi nel periodo antecedente il 1900 (Figura n. 13B) mostra un solo massimo in corrispondenza del mese di settembre, con una coda significativa nel periodo ottobre-dicembre. La frequenza mensile degli eventi d’inondazione cambia dopo il 1900 (Figura 13D). In questo periodo vi sono due massimi nella frequenza degli eventi di inondazione: il primo fra ottobre e dicembre, ed il secondo a febbraio. Interessante è la scarsità di eventi di inondazione a gennaio, sia nel periodo 890-1899 che nel periodo 1900-2001.

Figura 13. Gli istogrammi mostrano la distribuzione mensile del numero degli eventi di frana (A e C) e degli eventi di inondazione (B e D) in Umbria. Gli istogrammi (A) e (B) si riferiscono a periodi antecedenti il 1900. Gli istogrammi (C) e (D) si riferiscono al periodo 1900-2001.

Tipologie di danno
Frane ed inondazioni possono causare danni diretti ed indiretti, localizzati od estesi, ad una grande varietà di elementi a rischio, fra i quali la popolazione, gli edifici pubblici e privati, le infrastrutture di trasporto ed a rete, l’agricoltura ed il patrimonio forestale. La Figura n. 14 riassume le più comuni tipologie di danno ai beni in Umbria. Nell’analizzare le informazioni di danno - ed in particolare quelle storiche - vanno tenuti presenti il contesto e la struttura sociale ed economica al tempo in cui si sono verificati gli eventi calamitosi. Il numero di notizie di danno e l’intensità del danno riportato dipendono, infatti, dall’importanza (dal valore) che le singole persone, la comunità e l’economia danno ai beni colpiti. Il valore dei beni a rischio è cambiato sostanzialmente nel tempo, in funzione delle mutate condizioni sociali, produttive ed economiche. Le cronache più antiche, che pur descrivono eventi di inondazione arealmente molto estesi, riportano come particolarmente significative le perdite
di terreno, bestiame e masserizie, e sono meno attente nel riportare i danni (certamente subiti) alle abitazioni od alla popolazione. Similmente, i danni più rilevanti prodotti dalle frane e riportati nell’archivio sono quelli alle strade ed ai terreni, considerati più importanti delle stesse abitazioni.

Figura 14. Tipologie di danno causate da eventi di frana (A) e (C), e da inondazione (B) e (D) in Umbria. Gli istogrammi (A) e (B) si riferiscono a periodi antecedenti il 1900. Gli istogrammi (C) e (D) si riferiscono al periodo 1900-2001.

La Figura n. 14 consente di valutare i cambiamenti nel tempo delle tipologie e dell’abbondanza dei danni subiti. Nel periodo antecedente il 1900 le frane hanno prodotto danni in particolare alle infrastrutture di trasporto (strade, ponti, viadotti), ad edifici pubblici e privati, a mura ed altre opere di contenimento (Figura n. 14A). Dopo il 1900 le informazioni relative alla tipologia di danno si fanno più dettagliate ed il numero di notizie aumenta, ma l’abbondanza relativa dei danni prodotti dalle frane non cambia. Nel XX secolo i dissesti hanno prodotto danni soprattutto alle infrastrutture di trasporto (strade, ponti, viadotti, ferrovie), ad edifici (civili, pubblici, industriali), ad infrastrutture a rete, ed opere di contenimento (Figura n. 14C).
Prima del 1900 le inondazioni hanno causato danni soprattutto alle infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie e soprattutto ponti), all’agricoltura, ad argini, mulini ed altre tipologie di edifici (Figura n. 14B). Come per le frane, anche per le inondazioni a partire dal 1900 è aumentato il numero e la qualità delle informazioni relative ai danni. Nel XX secolo le inondazioni in Umbria hanno prodotto danni prevalentemente alle infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie, ponti, viadotti), ad edifici (privati, pubblici, industriali), ad opere idrauliche (argini, dighe, acquedotti, opere di regimazione), all’agricoltura ed alla zootecnia (Figura n. 14D).
Nel valutare i danni prodotti da frane e da inondazioni in Umbria, interessante è il fatto che siano relativamente poche le notizie che riportano danni alla popolazione (morti, dispersi, feriti, senzatetto, sfollati). Il fatto può avere diverse spiegazioni. Da un lato, vi è stata in passato – come detto - una mancanza di sensibilità rispetto ai danni alle persone. Le cronache cinquecentesche che riportano le notizie di eventi con vittime non danno par-ticolare rilevanza al fatto, elencando le perdite di vite umane fra i tanti e diversi danni subiti. L’archivio sottostima quindi il numero di eventi di frana o d’inondazione che hanno causato danni diretti ed indiretti alla popolazione, come pure il numero totale di morti, dispersi, feriti, senzatetto o sfollati. Oltre a ciò, Il numero contenuto e la distribuzione geografica della popolazione hanno fatto sì che i danni alla popolazione siano stati limitati, soprattutto se comparati con quelli subiti in altre regioni italiane (Salvati et alii, 2003). Infine, il carattere dei movimenti franosi, in prevalenza – anche se non esclusivamente – a cinematica lenta, e delle inondazioni, più frequenti lungo i fiumi principali e nelle ampie valli intermontane, hanno contribuito a limitare gli effetti più catastrofici per la popolazione dell’Umbria. A partire dal 1900 sono più dettagliate anche le notizie che riportano danni alle persone. Dalle notizie riportate soprattutto dai quotidiani locali si è potuto risalire con una certa precisione sia alla tipologia del danno che al numero delle persone coinvolte. La Figura n. 15 riporta il numero delle persone coinvolte da frane (Figura n. 15A) e da inondazioni (Figura n. 15B). Dai grafici si evince come le persone coinvolte in eventi di inondazione siano in numero maggiore rispetto a quelle colpite dalle frane. Ciò è dovuto al fatto che le inondazioni colpiscono aree molto più estese di quelle interessate dai singoli movimenti franosi. Di conseguenza, è più elevato il numero di persone a rischio da inondazione che a rischio da frana. In Umbria la tendenza è confermata dal numero di vittime, più alto per le inondazioni (38) rispetto alle frane (24).


Figura 15. Danni diretti ed indiretti causati alla popolazione dell’Umbria da frane (A)e da inondazioni (B), nel periodo 1901 - 2001. Le barre indicano il numero di persone interessate, in scala logaritmica.

Il sito web:

Tutti i prodotti della ricerca sono disponibili all’indirizzo Internet http://sici.irpi.cnr.it/umbria.htm, e fanno parte del Sistema Informativo sulle Catastrofi Idrogeologiche del CNR-IRPI. Accedendo al sito Web è possibile visualizzare, tramite un WebGIS, la localizzazione geografica e le informazioni raccolte per le località colpite da frane e da inondazioni in Umbria. Le località colpite sono rappresentate da simboli e con colori differenti a seconda della tipologia d’evento.

Censimento delle frane e delle inondazioni storiche in Umbria

SICI fornisce dati ed informazioni sul dissesto idrogeologico, ed in particolare su frane ed inondazioni storiche avvenute in Italia. Le informazioni provengono da archivi diversi, alcuni prodotti e gestiti direttamente dal CNR-IRPI o dal CNR GNDCI, altri messi a disposizione da altri Enti di ricerca e da Enti locali (Guzzetti e Tonelli, 2004).


Riferimenti bibliografici:
  • Cardinali M., Cipolla F., Guzzetti F., Lolli O., Pagliacci S., Reichenbach P., Sebastiani C. & Tonelli G. (1998) Catalogo delle informazioni sulle località italiane colpite da frane e da inondazioni. CNR-GNDCI Pubblicazione n. 1799. 2 Volumi.
  • Guzzetti F., Cardinali M. & Reichenbach P. (1994) The AVI Project: A bibliographical and archive inventory of landslides and floods in Italy. Environmental Management, Vol. 18, 623-633.
  • Guzzetti F., Cardinali M. & Reichenbach P. (1996) Carta delle aree colpite da movimenti franosi e da inondazioni. Progetto AVI. CNR GNDCI n. 1356, Scala 1:1.200.000.
  • Guzzetti F. & Tonelli G. (2004) Information system on hydrological and geomorphological catastrophes in Italy (SICI): a tool for managing landslide and flood hazards. Natural Hazards and Earth System Sciences, Vol. 4:2, 213-232.
  • Reichenbach P., Guzzetti F. & Cardinali M. (1998) Carta delle aree colpite da movimenti franosi e da inondazioni. Progetto AVI, 2a edizione. Pubblicazione CNR GNDCI n. 1786, Scala 1:1.200.000.
  • Salvati P., Guzzetti F., Reichenbach P., Cardinali M. & Stark C.P. (2003) Carta delle frane e delle inondazioni che hanno prodotto danni alla popolazione. Pubblicazione CNR GNDCI n. 2822, Scala 1:1.200.000.
Interventi di sistemazione idraulica nell’area della Cascata delle Marmore (di Walter Mazzilli):

Nell’area delle Marmore, per oltre duemila anni, si sono concentrati gli interventi di bonifica idraulica per limitare il rischio di inondazioni nella valle del Velino, per prosciugare le aree paludose e bonificare i terreni idonei alle coltivazioni ed anche per contenere il diffondersi della malaria.
Il primo intervento di regolazione idraulica è opera dei Romani. Secondo la tradizione, il console Manio Curio Dentato, dopo aver debellato i Sabini nel 290 a.C., intraprende la bonifica della piana reatina e fa scavare il canale per far precipitare dalla rupe di Marmore nella sottostante Nera le acque stagnanti del Velino. Da qui ha origine la celebrata Cascata delle Marmore.
Nel corso del tempo si susseguono diversi interventi per rendere più efficiente lo spurgo delle acque.
Dal 1417 al 1422 si realizza un nuovo canale di scarico delle acque detto Cava reatina perché finanziato dal co-mune di Rieti. Ma i risultati non sono apprezzabili, tanto che nel 1545 il pontefice Paolo III Farnese incarica Anto-nio Sangallo il Giovane di progettare e dirigere lo scavo di un nuovo canale. L’opera è inaugurata il 20 gennaio del 1947, ma non è in grado di dare soluzione al problema.
Nel 1596 l’architetto Giovanni Fontana è incaricato di dirigere un nuovo intervento per la bonifica delle aree di Marmore, di Piediluco e della valle del Velino. In una relazione del Fontana, datata 26 giugno 1596, si riferisce che: “Oltre a detta bonificatione di terreni si verrà a bonificare l’aere che al presente fa gran nocimento all’habitanti et in particolare a Piede Luco che quindici anni sono incirca faceva intorno a 360 fochi, che ora ne fa 120”. I Piedilucani, preoccupati anche per la stabilità delle abitazioni, caldeggiano l’iniziativa, come riferisce il notaio Campilio Petrarca, “acciò si possa il povero rinfrancare, oltre che Piedeluco né per sentire danno nelle case che sono sotto la strada verso il laco, che habbino da cascare come si crede” (cfr. Walter Mazzilli, Indagini n. 67, 1995, p. 40, Terni).
Nel 1597 il cardinale Innocenzo Malvasia, nel corso della sua visita apostolica, riferisce che Piediluco “ha territorio molto fertile per la grande abondanza dell’acque, sebene per l’innondation frequente del lago Velino si vengono spesso a suffocare i seminati et le biade. Che se si facesse la cavata delle Marmora, restarebbe quella terra abondantissima d’ogni cosa, ma maggiormente di grani, canape e lini. L’aria non è molto salubre per la sudetta cagione dell’inundatione del Velino. Ma facendosi la cascata delle Marmora si renderebbe assai manco cattiva” (cfr. Visite apostoliche, relazione Malvasia, Biblioteca Apostolica Vaticana, fondo Chigi).
Il cardinale segnala, inoltre, che anche la pianura ternana subisce danni perché il corso del fiume Nera è sinuoso e “ne gli avvenimenti straordinari cagionati da piogge o da nevi si dà occasione a le inondationi et restagnazioni sopra la detta parte piana, cosa che è di grave danno ai ternani, i quali desiderano a loro spese drizzar l’alveo di detto fiume, da un luogo detto Vialo (odierno quartiere Giardino) sin sotto la chiesa rurale di Sant’Angelo (odierno quartiere Polymer e Vocabolo Sabbioni). Ma perché in questo indirizzo si verrebbe a toccar una parte del territorio di Coldescepoli, et i ternani hanno da molto tempo adietro continuato diverse risse e liti con quei da Coldescepoli, però questi si oppongono al desiderio dei ternani, non volendo che si faccia il detto indirizzo”.
Per quanto concerne il regime idraulico nella zona di Marmore e Piediluco, nel 1601 si completa l’opera di ca-nalizzazione di Giovanni Fontana che, senza scavare un nuovo canale, ritiene più opportuno restaurare e liberare dal tartaro la Cava Curiana. Pertanto con il ripristino della piena funzionalità della Cascata delle Marmore viene ridimensionato il rischio di inondazioni in tutta la valle del Velino. Nondimeno rimane irrisolta la condizione di precarietà e di rischio nella sottostante valle del fiume Nera. Infatti la caduta delle acque provoca l’inondazione dei campi coltivati nei comuni della bassa Valnerina; mentre l’impaludamento delle acque favorisce la diffusione della malaria.
Nel 1787 si realizzò un progetto dell’ing. Andrea Vici per deviare la caduta delle acque che, precipitando nella sottostante Nera, formava un angolo retto e causava un tale rigurgito da inondare i terreni di Collestatte e Torre Orsina.


Il catalogo storico dei fenomeni di dissesto della Rupe di Orvieto e del Colle di Todi. Le fonti della ricerca e le loro problematiche (di Adriano Ruggeri ):

Il catalogo storico dei dissesti che hanno interessato la rupe di Orvieto ed il colle di Todi costituisce il risultato di una serie di ricerche realizzate dallo scrivente per conto dell’ENEA nel corso della prima metà degli anni ‘90. Tali ricerche sono state condotte con il duplice obiettivo, da una parte di approfondire le conoscenze già acquisite e pervenire all’elaborazione di serie storiche quanto più possibile dettagliate e risalenti indietro nel tempo; dall’altra, di reperire nuovi dati per ricostruire le caratteristiche e le modalità degli episodi franosi nell’arco del lungo periodo, in relazione non solo alla litologia, alla morfologia dei versanti, al regime delle acque superficiali, all’uso del suolo, alle caratteristiche insediative dei due centri abitati, ma anche agli eventi meteorici - in particolare quelli a carattere eccezionale, a scala locale e non - da inquadrare negli scenari climatici regionali, col fine di mettere in luce eventuali nessi causa-effetto all’origine dei fenomeni di instabilità dei versanti.
I risultati di tali indagini storiche sono confluiti in una prima relazione generale di sintesi redatta dall’ENEA per la CEE (1996) 1 , e in seguito in un CD-ROM specificatamente relativo ai due centri di Orvieto e Todi 2

- 1 Si tratta dei dati elaborati nell’ambito del progetto europeo ‘MeFISSt’ (Meteorological Factors Influencing Slope Stability and Slope Movement Types: Evaluation of Hazard Prone Areas), il quale - oltre all’Italia (con i tre siti di Todi, Orvieto e Civita di Bagnoregio) - ha coinvolto anche Spagna, Grecia, Germania, Repubblica Ceca e Norvegia, con l’obiettivo di ricostruire un quadro generale dei cambiamenti climatici avvenuti in Europa nel corso dell’ultimo millennio, dei connessi eventi meteorici a scala locale e l’influenza che questi possono aver avuto nelle dinamiche evolutive dei versanti. Per maggiori particolari: L. ANDRIOLA, G. DELMONACO, C. MARGOTTINI, S. SERAFINI, A. TROCCIOLA, Andamenti meteoclimatici ed eventi naturali estremi in Italia negli ultimi 1000 anni: alcune esperienze nell’ENEA, in Eventi estremi: previsioni meteorologiche ed idrogeologia, Atti della XIII Giornata dell’Ambiente (Roma, 5 giugno 1995), a cura dell’Accademia Nazionale dei Lincei, Roma 1996, pp. 95-114, in particolare pp. 109-112 per i risultati relativi ai tre centri citati.
- 2 Le frane storiche di Todi e Orvieto, CD-ROM a cura di E. MARTINI (Regione Umbria) e C. MARGOTTINI (Enea-Ca-saccia), 2001. Il CD-ROM contiene i cataloghi analitici dei dissesti verificatisi ad Orvieto dal 1139 al 1986, e a Todi dal 1150 al 1995; in entrambi i casi le informazioni si in?ttiscono man mano che si procede verso i nostri giorni, in relazione all’aumento della quantità, qualità e precisione delle fonti. Essi sono costituiti da una serie di schede (197 per Orvieto; 226 per Todi), ognuna relativa ad una singola informazione storica, e non necessariamente ad un singolo dissesto, che può essere invece segnalato da più schede tenuto conto che alcuni episodi franosi - in particolare a Todi - si sono manifestati nell’arco del lungo periodo di tempo, e che per essi sono dunque disponibili più informazioni che consentono di seguirne l’evoluzione. Ogni scheda è costituita da una serie di campi relativi a: data (del dissesto, o del documento, qualora dai contenuti di questo non sia possibile desumere la data d’occorrenza dell’evento); descrizione e tipologia del dissesto (crollo, scivolamento, colamento etc.); dimensioni, caratteristiche e modalità del dissesto, laddove le fonti consentano di stabilirlo; litologia; danni provocati su manufatti; effetti morfologici sul territorio; cause (vere o presunte), quando esplicitamente indicate nelle fonti, oppure desunte; attivazioni precedenti e riattivazioni successive di un medesimo dissesto in una stessa località; fonti utilizzate; note (con osservazioni e chiarimenti in merito alla cronologia e/o all’ubicazione dei dissesti, nonché agli interventi realizzati successivamente ai dissesti stessi).

Per quanto riguarda Orvieto, in realtà, era già nota una cronologia dei dissesti dal XII secolo in poi, molto det-tagliata a partire dalla metà del XIX secolo 3, cronologia che è stata ampliata ed integrata con l’aggiunta di nuo-ve informazioni storiche, in particolare per i secoli XVII, XVIII e prima metà del XIX.
Diverso il caso di Todi, di cui - al contrario - non si disponeva di una serie cronologica degli eventi franosi, e dunque tanto più esemplare di quanto una ricerca analitica possa contribuire a portare alla luce nuove informazioni: pur essendo ben noto l’assetto geologico e morfologico del colle su cui sorge la città, e gli eventi verificatisi nel secolo appena trascorso 4, infatti, prima della ricerca in parola si avevano a disposizione solamente poche e generiche notizie dei dissesti avvenuti anteriormente al XX secolo. Le indagini di archivio effettuate hanno invece consentito di reperire molte e dettagliate informazioni relative a numerosi e gravi dissesti, di ricostruirne una serie cronologica molto articolata, dimostrando peraltro che essi sono stati di portata incomparabilmente superiore a quelli di Orvieto, sia per quanto concerne l’estensione delle aree interessate (interi settori della città - come per esempio le contrade della ‘Valle’ e della ‘Piana’, rispettivamente nei versanti occidentale ed orientale del colle di Todi - sono stati, in tempi diversi e con modalità diverse, coinvolti nei movimenti o minacciati da molto vicino), sia riguardo ai tempi (fenomeni spesso di lunga durata, oppure caratterizzati da continue riattivazioni).
La scelta di focalizzare l’indagine storica sui due centri abitati di Orvieto e Todi, anziché su un’area geografica più o meno estesa, oltre all’importanza che rivestono le problematiche attinenti la conservazione e la protezione di due siti di così rilevante interesse storico-artistico, era soprattutto legata alla possibilità di reperire - per l’uno e per l’altro - un maggior numero di informazioni rispetto alle zone prive di insediamenti umani. In queste, infatti, gli eventi meteoclimatici (in particolare proprio i dissesti, che sono fenomeni il più delle volte estremamente localizzati) non provocavano ripercussioni ambientali, economiche e sociali - con tutta la conse-guente serie di risposte, rimedi e provvedimenti - tali da lasciare traccia nella documentazione scritta.


- 3 P. TOMMASI, R. RIBACCHI, M. SCIOTTI, Analisi storica dei dissesti e degli interventi sulla rupe di Orvieto: un ausi-lio allo studio dell’evoluzione della stabilità del centro abitato, in “Geologia Applicata e Idrogeologia”, XXI (1986), pp. 99-153. Per una sintesi più recente v. S. AMBROSINI, E. MARTINI, Abitato di Orvieto, in Studio dei centri abitati instabili in Umbria. Atlante regionale, a cura di G. FELICIONI, E. MARTINI, C. RIBALDI, Soveria Mannelli 1995, pp. 263-276.
- 4 Cfr. in generale E. COLUZZI, E. MARTINI, L. D. VENANTI, Abitato di Todi, in Studio dei centri abitati instabili in Umbria cit., pp. 127-136.

Ciò premesso, la ricerca è stata impostata e condotta su due distinti livelli di approfondimento: uno più genera-le, che ha comportato la consultazione sistematica della bibliografia disponibile (comprese le fonti edite) 5, ai fini di un inquadramento preliminare delle problematiche da affrontare; ed uno di maggior dettaglio, consistente in indagini d’archivio che hanno consentito di reperire documentazione originale ed inedita contenente numerose ed interessanti informazioni relative ai dissesti. È necessario infatti sottolineare che la maggior parte di questi fenomeni, mentre possono non essere menzionati in testi di carattere generale, sono invece ben documentati nelle cronache e storie locali e nella documentazione d’archivio.
A questo proposito occorre però evidenziare sin da ora come una delle maggiori difficoltà di questo genere di ricerche sia la ‘dispersione’ delle notizie, se così si può definire, in diversi archivi, sia centrali, sia periferici, che locali. Compito del ricercatore, allora, è quello di ricostruire pazientemente il filo degli eventi rintracciando le informazioni relative ai dissesti in documenti conservati in archivi diversi, ma idealmente collegati tra di loro: una richiesta di sovvenzioni per riparare i danni provocati da una frana - per esempio - può trovarsi sia negli archivi locali, tra le ‘delibere’ comunali, che in quello centrale, frammista a lettere, suppliche, relazioni e carteggio inerente i più svariati argomenti inoltra-to dalle comunità alle autorità competenti; allo stesso modo, i provvedimenti adottati in favore delle comunità richiedenti possono rinvenirsi sia negli atti emessi dall’autorità centrale, che nella documentazione ricevuta dalle comunità stesse, e quindi conservata negli archivi locali.
Pertanto, per individuare gli archivi nei quali espletare le ricerche è stato necessario in primo luogo conoscere quali fossero le ripartizioni amministrative esistenti nel periodo da indagare. Come è ben noto, l’Umbria ha fatto parte sino al 1860, cioè sino all’Unità d’Italia (periodo preunitario), dello Stato Pontificio. Più in particolare, però, mentre Todi era compresa nell’antica provincia dell’Umbria, Orvieto faceva parte dell’antica provincia di Patrimonio, diventate rispettivamente - nel nuovo quadro amministrativo istituito da Pio VII nel 1816 - le Delegazioni apostoliche di Perugia e di Viterbo, organi amministrativi periferici di raccordo tra la capitale e le comunità; fu solamente nel 1831 che Orvieto è diventata sede di Delegazione autonoma. Con la riforma del cardinal Antonelli del 1850 furono istituite la Legazione dell’Umbria - comprendente le Delegazioni di Perugia (e quindi Todi), Spoleto e Rieti - ed il Circondario di Roma, cui fu aggregata, tra le altre, anche la Delegazione di Orvieto, che tuttavia è stata annessa al Regno Italiano nel 1860, insieme con i territori umbri (mentre il resto del Lazio è stato annesso nel 1870). Dopo il 1870 sia Todi che Orvieto, distaccata dal Circondario romano, risultano comprese nella Provincia di Perugia, l’unica esistente nell’Umbria; nel 1927 - infine - Orvieto è stata aggregata alla Provincia di Terni istituita in quello stesso anno.


- 5 Ossia le cronache medievali e cinquecentesche relative ai due centri abitati: quelle orvietane, incluse in Rerum italicarum scriptores, voll. XV/V 1 (Città di Castello 1902-1920) e 2 (Bologna 1922-1929), e la Cronaca todina di Ioan Fabrizio degli Atti, in Le cronache di Todi (secoli XIII-XVI), a cura di G. ITALIANI, C. LEONARDI, F. MANCINI, E. MENESTÒ, C. SANTINI, G. SCENTONI, Firenze 1979.

Tenuto conto di quanto sopra brevemente schematizzato, gli archivi nei quali è stata svolta la ricerca (restringendo il discorso a quelli prettamente ‘storici’, tralasciando cioè quelli più decisamente ‘attuali’ quali - per esempio - gli uffici provinciali del Genio Civile) sono stati i seguenti:

a livello centrale: l’Archivio di Stato di Roma, che - in linea generale - può essere considerato l’archivio centra-le dello Stato Pontificio inteso nella sua accezione temporale e territoriale, ed in cui si conserva la documentazione prodotta dai dicasteri centrali (Congregazioni, Presidenze, Ministeri), ciascuno connotato da differenti e ben precise attribuzioni e prerogative;
a livello periferico (ossia nel ‘gradino’ intermedio tra la capitale e le comunità locali): gli Archivi di Stato di Perugia, di Terni e la sezione di Archivio di Stato di Orvieto 6;
a livello locale: gli archivi storico-comunali di Orvieto (conservato nella sezione di cui sopra) e di Todi.
- 6 Le sezioni di Archivio di Stato hanno sede in città che non sono capoluogo di provincia ma che spesso hanno rivestito un ruolo rilevante dal punto di vista storico ed amministrativo.

Non è ovviamente possibile, in questa sede, descrivere una per una le caratteristiche di tutte le fonti consultate; ma per alcune di esse - che più di altre si sono rivelate importanti ai fini della ricerca - occorre almeno un breve cenno.
Tra le fonti conservate nell’Archivio di Stato di Roma si segnala la Congregazione del Buon Governo, in particolare la serie II, che raccoglie la documentazione proveniente da tutte le comunità dello Stato Pontificio. Istituita nel 1592 dal papa Clemente VIII (e con documentazione abbondante sino agli anni ‘30 del XIX secolo), essa si occupava dell’amministrazione locale e aveva giurisdizione e competenza sugli affari economici delle comunità; ad essa spettavano pertanto, tra le altre attribuzioni, l’approvazione dei bilanci comunali (le cosiddette ‘tabelle’), il controllo dell’amministrazione comunale in materia di imposte e - per quanto ci riguarda più da vicino - la vigilanza sul corretto impiego delle finanze comunali nelle diverse spese occorrenti, per le quali era sempre e comunque necessaria la superiore approvazione ed autorizzazione 7.
Sempre all’Archivio di Stato di Roma è conservato il Catasto Gregoriano, il primo catasto geometrico-particellare (ossia provvisto di mappe con la raffigurazione grafica ridotta in scala delle proprietà fondiarie) elevato in modo omogeneo per tutto lo Stato Pontificio alla scala 1:2000, adottando il sistema metrico decimale; ordinato nel 1816 da Pio VII, e materialmente realizzato tra il 1818 ed il 1821, esso andò in vigore solamente nel 1835 sotto il pontificato di Gregorio XVI, da cui ha tratto la propria denominazione 8.
All’Archivio di Stato di Perugia, invece, si segnala il fondo del Genio Civile di Perugia, con documentazione dal 1860 al 1945 contenente - per quanto riguarda Todi, dove dopo il 1870 il governo italiano si trovò ad ereditare da quello pontificio una mole ingente di lavori già intrapresi e che dovevano essere condotti a termine - relazioni dei danni provocati dai dissesti, progetti dei lavori ed interventi di vario tipo, carteggio tra i diversi soggetti coinvolti nei lavori di risanamento idrogeologico e consolidamento del colle di Todi: impresari che eseguivano i lavori, Comune, Provincia, Prefettura, Genio Civi-le, Ministero per i Lavori Pubblici, e “Commissione per i lavori di riparazione delle ruine di Todi”, appositamente istituita nel 1858.


- 7 Su questo importantissimo fondo archivistico si veda E. LODOLINI (a cura di), L’archivio della S. Congregazione del Buon Governo (1592-1847). Inventario, (Pubblicazioni degli Archivi di Stato - XX), Roma 1956, Introduzione, pp. IX-CLXXVI.
- 8 Per maggior approfondimenti: V. VITA SPAGNUOLO, I catasti generali dello Stato Ponti?cio, Roma 1995, pp. 46-101.

La fonte nella quale si è rinvenuta la maggior quantità di informazioni - in particolare per i secoli XVII e XVIII - è stata la Congregazione del Buon Governo.
In seguito ad un qualsiasi evento meteoclimatico fuori del normale, infatti, e ai conseguenti possibili dissesti del suolo o danni ai manufatti che ne potevano derivare, le comunità informavano dettagliatamente la Congregazione al fine di ottenere la licenza di spesa per eseguire le necessarie riparazioni, per le quali si potevano utilizzare eventuali somme messe ‘in tabella’ tra le spese impreviste o parte degli introiti comunali, oppure si poteva ricorrere all’imposizione di una colletta su tutti i cittadini, laici ed ecclesiastici. Nel caso di spese ingenti, le comunità arrivavano a chiedere dei contributi, oggi diremmo ‘statali’, che - qualora accordati - si sostanziavano o con vere e proprie concessioni di somme una tantum (molto rare), o col condono di debiti maturati con la Camera Apostolica, infine - il più delle volte - tramite sgravi fiscali, ossia defalcando di una certa quantità l’importo totale di determinate gabelle dovute dalle comunità alla Camera stessa.
Più in particolare, la documentazione contiene: lettere e suppliche delle comunità contenenti descrizioni dello stato in cui si trovavano alcune zone e/o manufatti interessati dai dissesti; relazioni dei danni causati dalle piogge e/o dai franamenti; perizie e progetti per lavori di riparazione di manufatti, realizzazione di nuove opere di difesa, sistemazione idraulico-forestale dei fossi che in senso radiale incidono i rilievi su cui sorgono le due città; stime delle spese necessarie per la realizzazione dei lavori stessi. Il tutto spesso corredato di piante, disegni, profili, sezioni, molto utili per conoscere più in dettaglio alcuni episodi, in particolare la loro ubicazione.
Particolarmente interessanti sono le relazioni, che si susseguono con una certa regolarità, soprattutto per quanto concerne Todi, redatte da ‘periti’, architetti ed ingegneri: non si tratta solo di nomi locali (semplici ‘capomastri’ muratori incaricati di limitati lavori di riparazione), ma spesso anche di personaggi del calibro di Francesco Sforzini ‘architetto della Camera Apostolica per le Chiane’ (1638-1711), di Virginio Bracci (1737-1815) e di suo figlio Pietro ‘architetto della Congregazione del Buon Governo’ (ancora attivo nel 1836), dell’architetto Pietro Camporesi il vecchio (1726-1781), di Pietro Ferrari ‘Architetto della Camera Apostolica’, noto anche per un progetto di prosciugamento del Lago del Fucino (1762-1825), di Andrea Vici ‘Ingegnere capo dei ponti e delle strade’, che partecipò - tra gli altri - ad alcuni lavori alle Marmore e alla bonifica pontina intrapresa da Pio VI (1743-1817) 9. Nell’arco di più di un secolo (dalla metà del ‘700 sin’oltre la seconda metà dell’800), queste relazioni costituiscono un bell’esempio di ricostruzione del processo evolutivo delle conoscenze scientifiche relative ad uno specifico problema, nel nostro caso le cause dei dissesti idrogeologici ed i rimedi per evitarli, o limitarne la portata.


- 9 Per questi tre (Bracci, Camporesi, Ferrari) si vedano, rispettivamente: Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XIII, 1971, pp. 626-627; vol. XVII, 1974, pp. 589-590; vol. XLVI, 1996, pp. 650-652.

Altra documentazione interessante è costituita dagli editti promulgati in sede sia locale (per entrambe le città questi si rifacevano alle norme statutarie medievali) che centrale, con l’intento di regolamentare il corretto uso dei suoli e la regimazione delle acque di scolo, oppure - è il caso di Orvieto - di disciplinare l’attività estrattiva nella rupe tufacea per prevenire possibili crolli. Si possono segnalare, a questo proposito, l’editto sulle ‘ripe’, rupe e mura della città emanato direttamente dal pontefice Urbano VIII nel 1632, oppure quello del 1754 pubblicato dal Governatore E. Filangieri.
Anche a Todi, più volte nel corso del XIX secolo (1815, 1827, 1828, 1841, 1858) le magistrature locali sono in-tervenute imponendo, con editti e notificazioni, il divieto assoluto di coltivazione nelle zone ritenute più a rischio nei pendii intorno alla città; bisogna dire che molto spesso tali prescrizioni erano disattese dai pro-prietari dei terreni, e quindi poco efficaci.
Una volta individuati gli archivi e la tipologia di documentazione in essi contenuta, il passo successivo è consistito nella collazione dei più disparati dati provenienti da fonti diverse e nella loro elaborazione critica, al fine di fornire una descrizione il più possibile attendibile dei fenomeni di dissesto che hanno interessato le due città, e di ricostruirne il catalogo storico degli eventi.
In questa fase della ricerca la difficoltà principale è costituita dalla corretta interpretazione dei contenuti delle fonti. Se infatti il problema non si pone - almeno entro certi limiti - per la documentazione recente, diverso il caso per quella un po’ più vecchia: le fonti preunitarie, ma anche quelle postunitarie sino a tutto il XIX secolo, devono essere investigate con attenzione per cercare di comprenderne i contenuti e valutarne criticamente la qualità e l’attendibilità; diciamo che in un certo senso devono essere ‘interpretate’, senza che con questo lavoro di esegesi le si costringa a dire di più di ciò che realmente dicono.
Le problematiche sono diverse, e qui si possono fare solo alcuni esempi.
In primo luogo la terminologia utilizzata nella documentazione, in effetti uno dei problemi maggiori della ricerca. A parte il continuo confronto con un lessico ed una fraseologia sensibilmente differenti da quelli attuali, si è reso necessario conoscere il preciso significato dei termini ‘tecnici’ utilizzati nelle fonti (cioè: dai periti, dagli architetti, dagli ingegneri) per attualizzare l’informazione storica e dare un significato quanto più possibile chiaro e scientificamente corretto alle notizie in esse contenute ai fini della comprensione dei fenomeni descritti.
Abbiamo dunque tutta una serie di termini utilizzati per indicare i diversi tipi di dissesto: ‘lavina’, ‘greppa’, ‘smanco’, ‘liscia’, ‘cretta’; ‘lama’ (con tutti i possibili derivati: ‘dilamazione’, ‘dilamamento’, ‘slamatura’, ‘slamamento’), termine - quest’ultimo - che a seconda del contesto indicava sia il dissesto vero e proprio, che il corpo di frana. Per quanto riguarda la litologia, il ‘cretone’ indica i terreni argillosi del colle di Todi, mentre il ‘sasso’ ed il ‘masso’ si riferiscono alle formazioni tufacee litoidi di Orvieto, dove peraltro era avvertita l’esigenza di distinguere tra la ‘rupe’, ossia - nel complesso - tutto il rilievo su cui sorge la città, e le ‘ripe’, le scarpate e le pareti verticali che delimitano la rupe. Non si può infine non ricordare che gli interventi nei versanti e nei fossi (palificate/passonate/incannucciate, rimboschimenti, mantellatura con zolle erbose), erano indicati - almeno nel XIX secolo - come ‘lavori verdi’.
Altro problema di non poco conto è quello relativo alla definizione della data di occorrenza e alla precisa ubi-cazione dei dissesti, ed in ciò molto spesso le fonti sono vaghe e generiche.
Le date non sono quasi mai indicate in modo completo (a meno di manifestazioni improvvise e/o di una certa gravità), ed il più delle volte ci si deve accontentare del mese, della stagione (“nel passato inverno ...”, “ a causa delle piogge della scorsa estate ...”), dell’anno o di riferimenti cronologici ancora più generici (“negli anni passati ...”).
Per quanto riguarda invece l’ubicazione dei dissesti, è di fondamentale importanza conoscere i toponimi sei-otto-centeschi, alcuni dei quali non sono più riportati nelle moderne Tavolette IGM o nei fogli del NCT, che dunque si dimostrano del tutto insufficienti ai fini dell’indagine topografica. Di qui il ricorso alla cartografia storica e alle mappe del Catasto Gregoriano sopra ricordato, che si è rivelato essere un efficace strumento d’indagine. La scala estremamente dettagliata alla quale esso è stato elevato (1:2000), unita al fatto che nei registri relativi a ciascuna singola mappa (‘brogliardi’), per ogni particella sono indicati - oltre alla natura delle coltivazioni - anche i proprietari dei terreni, ha consentito non solo, in generale, di ritrovare molti di quei toponimi menzionati nelle fonti che non figurano nella cartografia attuale; ma anche di conoscere l’ubicazione di alcuni dissesti verificatisi nei primi decenni del XIX secolo, per i quali si aveva solo l’indicazione generica della località e il nome del proprietario del fondo dove essi si erano verificati, fondo che - grazie alle mappe catastali - è stato possibile individuare con estrema precisione.

Tutta la documentazione sin qui analizzata, ha dunque permesso di ricostruire - in alcuni casi con sufficiente precisione - l’occorrenza di numerosi dissesti del XVIII e XIX secolo (data, ubicazione, cause reali o presunte, caratteristiche e dimensioni del fenomeno, danni) e, a volte, di seguire nei minimi dettagli l’andamento di tutta la vicenda, dal danno arrecato al collaudo dei lavori di riparazione ed interventi eseguiti.
A proposito delle tipologie dei dissesti e delle cause che li hanno determinati, vorremmo concludere questa breve disamina con alcune osservazioni.
L’esame analitico delle fonti evidenzia che le tipologie dei dissesti del passato sono state del tutto analoghe a quelle che ancora oggi caratterizzano le due città, in relazione alle rispettive litologie:

franamenti e crolli di blocchi dalle pareti e dai costoni tufacei, o anche semplici distacchi di blocchi più o meno già isolati dalle retrostanti pareti; oppure scivolamenti più o meno superficiali sul pendio argilloso e/o soprastante copertura detritica, ad Orvieto;
frane con movimento rotazionale, scoscendimenti e colamenti nelle formazioni argillose, a Todi, in relazione anche all’acclività dei versanti; coi loro movimenti, inoltre, le argille hanno talvolta innescato dissesti anche nella sovrastante formazione ghiaiosa, scalzata alla base, provocando locali fenomeni di crollo;
attiva incisione dei fossi lungo le pendici di entrambi i rilievi su cui sorgono le due città, con tutti i connessi fenomeni erosivi, che ha comportato un continuo approfondimento degli alvei ed un progressivo arretramento delle testate verso monte, in direzione della base della rupe (Orvieto) o delle mura della città (Todi)

Allo stesso modo, per quanto riguarda le cause (a parte quelle naturali, quali le piogge intense), la ricerca ha messo chiaramente in luce, nell’innesco dei movimenti franosi, il ruolo determinante giocato dalle acque reflue urbane le quali, smaltite da una rete fognante sub-superficiale non sempre funzionale, mediante sbocchi ubicati nei versanti ai piedi delle mura (‘Bottino di Porta Maggiore’ e ‘Chiavica di Porta Pertusa’ ad Orvieto; diversi cunicoli etruschi, a Todi) o addirittura nella parte sommitale delle mura stesse (‘Caditoio della Rocca’ ad Orvieto; ‘Scivolone delle Cento Scale’, a Todi), defluivano - nel secondo caso da notevole altezza - direttamente nei fossi che incidono i versanti argillosi di entrambi i centri abitati, concorrendo ad intensificare l’azione erosiva naturale esplicata dai fossi stessi.

 

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